Arriva Elisabetta!

Ecco un altro avvicendamento nella nostra Medicina di Gruppo: la dottoressa Antonella Beoni si trasferisce a Piacenza ed in sua vece viene nominata la dottoressa Elisabetta Bottani: giovane, bella, bionda, con un simpatico sorriso ed un atteggiamento dinamico, è l’ultimo acquisto del nostro gruppo, e credo non ci farà rimpiangere troppo la dottoressa Beoni che con la sua dolcezza e la sua grazia aveva subito conquistato tutti noi.

Come tutti i giovani è entusiasta, desiderosa di fare, e di fare bene, di modificare per migliorare quelle carenze da lei individuate per esempio nella gestione degli ambulatori, alle quali, forse per abitudine consolidata, noi non davamo nemmeno quel gran peso. Ma giustamente lei, in quanto nuova, le nota, le manifesta e ne propone la correzione. Staremo a vedere.

Comunque ad Elisabetta vanno tutti i nostri complimenti e gli auguri per la nuova professione di medico di famiglia che sta iniziando.

Il problema della cronicità

Tutti i paesi sviluppati stanno affrontando significativi processi di trasformazione sociale e sanitaria: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie croniche rappresentano attualmente la principale causa di morte e di disabilità, responsabili rispettivamente del 59% di tutti i decessi e del 46% di tutte le malattie.  Per fronteggiare questa evoluzione ed, in particolare, la diversa domanda di servizi e la crescente pressione sulle risorse economiche, è necessario riorganizzare il paradigma assistenziale spostando gli investimenti verso il rafforzamento delle cure primarie e la promozione della integrazione e del coordinamento tra tutti i professionisti (medici di medicina generale, altri professionisti sanitari e specialisti ospedalieri).  Per una completa ed etica presa in carico dei pazienti affetti da malattia cronica ed una oculata gestione delle risorse economiche, è indicato un approccio proattivo e di intercettazione precoce del problema cronico, secondo il modello assistenziale dell’Expanded Chronic Care Model con stadiazione della patologia.  Il modello assistenziale prevede la costruzione di un data base dei pazienti di percorso, incrociando i dati del registro aziendale (esenzioni, consumo farmaceutico, dimissioni ospedaliere) con le cartelle cliniche dei medici di Medicina Generale, seguito dalla chiamata attiva di tutti i pazienti arruolati, l’acquisizione del consenso informato, la stadiazione della malattia e l’impostazione del programma di follow-up come da percorso.  In quest’ottica si sono definiti Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali relativi alle malattie croniche ad alto impatto socio-sanitario, che prevedono la presa in carico di pazienti secondo il modello della medicina di iniziativa, che comporta l’assistenza e la cura dei pazienti dalle fasi pre-cliniche fino alla gestione dei percorsi di fine vita.  I percorsi oggetto del presente accordo sono per ora:
-il Diabete Mellito
-la Terapia Anticoagulante Orale (TAO)
-la BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)
-lo Scompenso Cardiaco Congestizio
ma ne seguiranno sicuramente altri.

giovedì  17 agosto 2017

10 anni di ecografie

Qui abbiamo raccolto le ecografie e gli esami Doppler realizzati presso la nostra Medicina di Gruppo dai colleghi, dapprima il dr. Stefano Dughetti, e poi la dr.ssa Marica Imberti, negli anni in cui ha funzionato il servizio (2006 – 2016)

2006  per un totale di 473

2007  per un totale di 597

2008  per un totale di 675

2009  per un totale di 747

2010  per un totale di 741

2011  per un totale di 693

2012  per un totale di 877

2013  per un totale di 1113

2014  per un totale di 1178

2015  per un totale di 1167

2016  per un totale di 1033,

raggiungendo così la somma complessiva di 9294 prestazioni erogate!

Dalla teoria alla pratica

…oppure dalle intenzioni alla realizzazione!

I pochi lettori, tre o quattro suppongo, che ogni tanto, magari nelle serate da lupi, quando non è possibile uscire di casa, sbirciano quanto scrivo su questo blog, già conoscono l’importanza del problema malattie croniche, ma forse non sanno ancora che la nostra Azienda USL, applicando quelle che sono le direttive regionali, ha dato il via ad un progetto che coinvolte per ora i pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 (quei pazienti per intenderci che sono in terapia con la dieta e con i farmaci ipoglicemizzanti orali), i pazienti cardiopatici affetti da fibrillazione atriale, che fanno uso dei farmaci anticoagulanti, e quelli affetti da bronchite cronica (la BPCO: broncopneumopatia cronica ostruttiva).

Il Direttore Generale ci ha manifestato la sua intenzione di realizzare tale progetto nel prossimo 2018, e la nostra Medicina di Gruppo vi ha aderito, oserei dire ovviamente, dal momento che siamo sempre stati tra i primi ad abbracciare le iniziative aziendali dirette al miglioramento dei servizi resi alla popolazione, e quindi dal prossimo gennaio 2018, nelle nostre sedi di Monticelli e di Castelvetro, disporremo di fasce orarie dedicate a questi pazienti che verranno chiamati, visitati, rilasceremo loro le richieste per visite specialiste e per esami di laboratorio al fine di controllare l’evoluzione della patologia cronica che li affligge.

lunedì  27 giugno 2016

Cronicità: ovvero dove va la salute?

L’allungamento della vita media ha comportato che tutti i paesi sviluppati stanno affrontando importanti processi di trasformazione sociale e sanitaria, in quanto la presenza sempre più massiccia di una popolazione anziana ha fatto emergere alcune patologie croniche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva, il diabete mellito tipo II, lo scompenso cardiaco congestizio, che ormai rappresentano la principale causa di morte e di disabilità, responsabili rispettivamente del 59% di tutti i decessi e del 46% di tutte le malattie, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per fronteggiare questa evoluzione, ed in particolare la diversa domanda di servizi e la crescente pressione sulle risorse economiche, è necessario riorganizzare l’assistenza sanitaria, spostando gli investimenti verso il rafforzamento delle cure primarie e la promozione della integrazione e del coordinamento tra tutti i professionisti (medici di medicina generale, altri professionisti sanitari e specialisti ospedalieri).

Per una completa ed etica presa in carico dei pazienti affetti da malattie croniche, ed una oculata gestione delle risorse economiche, si richiede ora al medico, un approccio attivo di intercettazione precoce del problema cronico, secondo il modello assistenziale dell’Expanded Chronic Care Model, con la classificazione dello stadio raggiunto dalla patologia, e della sua gravità.

Il modello assistenziale prevede la costruzione di un archivio computerizzato dei pazienti (cioè un data-base), ottenuto incrociando i dati del registro aziendale (esenzioni, consumo di farmaci, dimissioni ospedaliere) con le cartelle cliniche dei medici di famiglia, seguito poi dalla chiamata attiva di tutti i pazienti schedati, l’acquisizione del loro consenso informato, la stadiazione della loro malattia e l’impostazione del programma di controllo.

In quest’ottica si sono definiti percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali relativi alle malattie croniche ad alto impatto socio-sanitario, percorsi che prevedono la presa in carico dei pazienti (secondo il modello della medicina di iniziativa, la cosiddetta medicina proattiva), l’assistenza e la cura sin dalle fasi pre-cliniche fino alla gestione dei percorsi di fine vita.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale, una volta definito uno dei migliori al mondo, sarà in grado di reggere alla crescita continua della popolazione anziana?

martedì  14 giugno 2016

La Casa della Salute

Un vecchio adagio (attribuito a Socrate, se ben ricordo) recita che “l’uomo saggio parla perché ha qualcosa da dire, lo stolto invece parla per dire qualcosa“: non so perché, ma questa frase mi torna sempre in mente quando sento l’Azienda USL inventarsi una nuova formula, una nuova etichetta, un nuovo epiteto da attribuire ad una realtà già esistente, come se questo fosse sufficiente per creare, come dal nulla, qualcosa di nuovo! Forse perché siamo ormai nella società dell’apparenza, dove l’immagine esteriore vale più della sostanza! O forse perché negli anni siamo diventati tutti più sciocchi, forse non più ingenui, ma certo meno intelligenti che in passato, ci siamo adagiati e conformati ad un atteggiamento supino, acritico, sicuramente tranquillo e poco impegnativo, e ci lasciamo colpire ed attrarre da quanto viene sbandierato davanti ai nostri occhi, senza preoccuparci di indagare quello che invece la bandiera ci nasconde.

Sta di fatto che la nostra Medicina di Gruppo è ormai qualificata come Casa della Salute (la terza nella nostra Azienda). Ma perché? Beh, abbiamo una struttura organizzata, del personale che lavora con noi, siamo sede di specialisti che vengono dall’ASL: e poi accanto a noi sono presenti un centro di prelievo ed un poliambulatorio dove ruotano altri specialisti dell’Azienda: tutto questo può giustificare il passaggio da Medicina di Gruppo discretamente strutturata a Casa della Salute. E infine (e forse soprattutto) la regione Emilia-Romagna spinge fortemente perché si realizzino, queste Case della Salute!

D’accordo, vada dunque per la Casa della Salute. Ma si tratta solo di apporre una etichetta differente ad una realtà già esistente? Cambia qualche cosa per noi e per i nostri pazienti?

Certamente! Cambia (o meglio dovrà cambiare) lo spirito, l’atteggiamento del nostro Gruppo! Dovrà cambiare il modo di vivere la realtà quotidiana, il nostro modo di affrontare le malattie, in particolare quelle condizioni di patologie croniche che – stante l’invecchiamento progressivo della popolazione – le persone si portano appresso, sebbene non siano ogni giorno ammalate! Quello che dovrà cambiare sarà l’atteggiamento nostro, di noi medici, che finora siamo rimasti in attesa del malato che veniva da noi a manifestare di volta in volta il problema che lo affliggeva, sperando che gli fornissimo la soluzione: d’ora in poi invece dovremmo adottare un atteggiamento di iniziativa, dovremmo anticipare la comparsa della malattia: dal momento che noi conosciamo i nostri pazienti, che sappiamo già chi è affetto da patologie croniche, magari silenti, ma ad alta probabilità di riacutizzazione, dovremmo impegnarci per intercettarli prima che si riammalino!

Bello come programma vero? Il paziente anziano godrebbe di una qualità di vita migliore, se riuscissimo ad impedirgli (od almeno a ritardargli) la comparsa della inevitabile riacutizzazione, e siccome i pazienti anziani da noi sono molti, potremmo affermare che così facendo, migliorerebbe la qualità di vita dell’intero paese; l’Azienda poi – oltre a guadagnarci in immagine – ci guadagnerebbe sicuramente, risparmiando sulle spese di ospedalizzazione, in quanto un paziente cronico, se attentamente seguito, rischia meno di scompensarsi e quindi necessita più di rado di essere ricoverato in ospedale. E sappiamo quanto costa un paziente quando è ricoverato in Ospedale!

Ma noi medici? Che cosa ci guadagneremmo? Sicuramente ore di lavoro in più! Non è pensabile infatti che i pazienti accettino di starsene buoni a casa e di recarsi in ambulatorio solo dietro invito del curante. Se programmiamo di invitare un giorno quei pazienti che sappiamo essere affetti da una patologia cronica, non è pensabile che quello stesso giorno gli altri pazienti, che quella malattia non ce l’hanno, non abbiano bisogno di venire ugualmente in ambulatorio (o di chiamare il medico a domicilio) per qualche altro motivo. Questa medicina di iniziativa quindi si traduce in un ulteriore aggravio di lavoro per noi medici, perché non può andare a sostituire, ma solo ad affiancare il nostro attuale operare quotidiano (che negli anni è già andato ingigantendosi, anche grazie all’impegno burocratico sempre maggiore richiestoci dall’Azienda USL). In più questo progetto richiede per sostenerlo, tutto un apparato organizzativo che coinvolge anche il personale di cui dispone la nostra Medicina di Gruppo (pardon, Casa della Salute!) E questo vuol dire ampliare il tempo in cui segretarie ed infermiera sono presenti nella struttura, con il conseguente aumento per noi dei costi di gestione. Insomma, alla fin fine noi medici lavoreremmo di più e vedremmo aumentare soltanto le nostre spese?

Se l’Azienda USL fa il conto che, attuando un simile programma interventistico, probabilmente arriverà non soltanto a migliorare la qualità di vita dei pazienti, ma anche a risparmiare un domani sulle spese di ospedalizzazione, ebbene oggi dovrebbe impegnarsi ad investire nella realizzazione di tale progetto! E se poi le risorse scarseggiano (come si è affermato più volte, per esempio quando si è trattato di ridurre i servizi che l’Azienda offriva, o quando si è trattato di riconvertire un reparto od anche un intero ospedale, riducendo i posti letto, o quando si è trattato di inserire una gabella più alta per un dato servizio, o quando si è trattato di spingere una classe di farmaci al posto di un’altra più costosa, o quando si è trattato di vietare le richieste di indagini strumentali, ecc. ecc.) se poi le risorse scarseggiano – dicevo – ebbene, si potrebbe anche pensare di applicare la regola evangelica di tagliare i rami secchi che non portano frutto, e darli al fuoco, cominciando per esempio dalla pletora di uffici e di incarichi la cui funzione a molti resta ignota, e che sono presenti nell’Azienda USL stessa. Ma è sempre più facile vedere la pagliuzza nell’occhio del fratello piuttosto che la trave nel proprio.

 giovedì  2 giugno 2016

Ma che vento, ma che aria che tira…

Nel senso che, dopo la ventata di novità rappresentata dall’arrivo della dottoressa Beoni, ecco che l’Azienda attribuisce la convenzione alla dottoressa Angela Oliva e la invia ad esercitare fresca fresca a Monticelli. E così, un giorno dei primi di febbraio, il dottor Michele Argenti ci ha presentato questa nuova collega (ma non ce n’era affatto bisogno, perché la dottoressa si presenta molto bene anche da sola!) ed in quella occasione la dottoressa Oliva ha espresso il desiderio di entrare a far parte della nostra Medicina di Gruppo. Che bello sarebbe… se fosse possibile! Con il suo ingresso nel nostro gruppo avremmo raccolto tutti i colleghi che operano nella zona, e di conseguenza, quasi tutti gli abitanti di Monticelli e di Castelvetro sarebbero diventati nostri assistiti: saremmo arrivati al punto di poterci etichettare come custodi della salute di due interi paesi! Ma al momento, un grosso ostacolo, una difficoltà logistica ci impedisce di realizzarlo: perché, per adesso, non abbiamo lo spazio fisico dove sistemarla!

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Una ventata di novità!

Dopo undici anni da quando è stata fondata la nostra Medicina di Gruppo, adesso si è aggiunto un elemento nuovo: la dottoressa Antonella Beoni la quale, dopo aver ottenuto la convenzione per esercitare a Castelvetro Piacentino, ci ha chiesto formalmente di entrare a far parte del gruppo! Inutile dire che la sua richiesta a tutti noi ha fatto solo piacere: la dottoressa è simpatica, graziosa, preparata, ha già un passato di medico di continuità assistenziale, ha seguito il corso per esercitare come medico di famiglia, è una persona alla mano, dotata di quella naturale simpatia che appena la conosci, la consideri un’amica di vecchia data, ed è un vero piacere averla come collega. Con la sua adesione inoltre, riusciamo ad essere i medici responsabili di tutta (o quasi) la popolazione di Castelvetro: siamo cioè ufficialmente i medici che si occupano e si preoccupano della situazione sanitaria dell’intero paese!

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Dopo anni di immobilismo …

… riprendo a scrivere sul nostro blog! Ci sarebbe anche da aggiornare tutto il sito web, ma questo lo farò in un prossimo futuro. Certo che ce ne sono stati di cambiamenti in questo frattempo, ma un po’ la pigrizia, un po’ l’indifferenza mi avevano disamorato. Ora invece debbo proprio intervenire, è quasi un dovere morale, per informare i pochi visitatori del sito (credo due o tre, me compreso) sulle novità.

E sono tante! Prima di tutto Clara, la nostra ineffabile segretaria, che dopo anni di onorata presenza, adesso non è più con noi. No, no, calmatevi! Forse, detto così suona un po’ male, ma tranquilli, non è deceduta: è solo che un po’ il matrimonio, per cui non abita più a San Nazzaro, ma nettamente più distante, un po’ gli impegni dei due figli piccini, che la obbligano a fare la mamma a tempo pieno, l’hanno forzata a rinunciare alla nostra Medicina di Gruppo, a cui comunque sembra essere ancora affettivamente legata. A lei i nostri più cari saluti, con una punta di nostalgia.

Secondariamente le due persone nuove che abbiamo assunto in sua vece, dapprima Daniela, una bella signora rumena, colta, precisa nel suo lavoro, anzi efficientissima, che si è rivelata una stupenda organizzatrice, forse un tantino rigida, nel senso che a volte sembra un po’ fredda nei rapporti umani, e poi – dopo qualche anno – Lorenza, una bellezza mediterranea, magari un pochino meno tecnica, ma dotata di quella simpatia che te la rende subito amica. A queste due signore sono stati affidati gli impegni burocratici di Monticelli e di Castelvetro rispettivamente, e sembra che vi si destreggino bene.

Sappiamo che le cose cambiano, che tutto scorre, come diceva Eraclito, ed il considerare le modificazioni intervenute nella istituzione che avevamo organizzato, altro non è che il segno del tempo che è passato, degli anni che sono trascorsi. Undici, per l’esattezza, e dopo undici anni di Medicina di Gruppo, siamo diventati tutti più vecchi, ed ormai l’anzianità incombe! Chissà come sopravvivrà questa organizzazione a cui, tempo fa, con molto ottimismo, abbiamo dato vita: ai posteri l’ardua sentenza!

domenica 8 novembre 2015

Abbiamo già tre anni!

Ci siamo! Ricorre il nostro III compleanno!
Sono ormai trascorsi tre anni da quando è iniziata la nostra avventura come Medicina di Gruppo, da quando cioè abbiamo costituito gli Studi Medici Associati di Monticelli e di Castelvetro, e forse è giunto il momento di tirare alcune somme, ripensando e puntualizzando il cammino percorso insieme.

Ovviamente all’inizio eravamo tutti un po’ titubanti: la novità è sempre per definizione qualcosa che non conosci bene, e l’idea di lavorare “gomito a gomito” con dei colleghi, seppure allettante per la possibilità di una maggiore collaborazione, di un confronto e di un interscambio “culturale”, non è proprio l’idea ispiratrice di chi sceglie la professione del medico di famiglia. E’ vero che già ci conoscevamo da tempo (da anni tutti noi operavamo nello stesso paese) è vero che già esisteva un reciproco rapporto di stima, ma è anche vero che ciascuno di noi è una persona diversa, che si caratterizza per un suo modo di intendere il lavoro ed il rapporto con i pazienti, per una sua filosofia della vita, ecc. ecc.  Pertanto la preoccupazione di amalgamare il gruppo, di temperare le esigenze strettamente personali conciliandole con gli interessi comuni, di organizzare una équipe dove fosse piacevole lavorare, ha impiegato gran parte delle nostre forze, almeno per il periodo di rodaggio.

Nel tempo comunque siamo andati apprezzando le possibilità che ci offriva la nuova impostazione del lavoro: e se per noi medici effettuare visite ambulatoriali su prenotazione può essere considerato un vantaggio, poter erogare ai nostri pazienti prestazioni e servizi diversi, quali per esempio la prenotazione diretta degli esami e delle consulenze specialistiche “saltando” il passaggio al CUP, realizzare nella nostra sede qualche esame del sangue, o un elettrocardiogramma, una ecografia, il monitoraggio della pressione arteriosa sulle 24 ore, o anche un piccolo intervento di pronto soccorso, ritengo sia tanto qualificante per gli Studi Medici Associati quanto utile per i pazienti stessi. Come considero qualificante anche l’impegno di perseguire un intento “culturale” nella nostra professione: ritorno col pensiero ai tre corsi di aggiornamento che abbiamo organizzato, uno per anno, per i medici di famiglia (corsi che hanno riscosso anche l’interesse dei colleghi dei paesi vicini) ed anche all’incontro diciamo così di “educazione sanitaria” realizzato qualche mese fa in collaborazione con la RSA e rivolto alla popolazione, incontro incentrato sulle problematiche del paziente anziano curato a domicilio.
Ovviamente non è tutto merito nostro: siamo riusciti a realizzare queste iniziative perché abbiamo potuto contare sull’appoggio delle nostre collaboratrici, sulla puntuale collaborazione dei colleghi specialisti inviatici dall’Azienda USL, sulle risorse che l’Azienda stessa ha messo a nostra disposizione, sulla collaborazione della Cooperativa dei Medici di Medicina Generale di Piacenza, sulla disponibilità della Cooperativa Coopselios che gestisce la RSA posta nello stesso nostro fabbricato.

Confrontando il lavoro odierno con quello di prima, posso affermare – per quel che mi riguarda – che faccio ancora le stesse cose di prima, ma in modo diverso, forse più gratificante, faccio più cose rispetto a prima, non guadagno più di prima, ma dedico più tempo alla professione e ad altre attività correlate. Anche perché nel tempo abbiamo realizzato qualche altra piccola idea: per esempio questa stessa pagina web, (che forse qualcuno starà leggendo, due, tre persone, non credo di più) e che comunque era assolutamente impensabile fino ad alcuni anni fa!

E adesso, abbiamo finito? Certamente no, abbiamo ancora nel cassetto altre iniziative da concretizzare: per esempio stiamo pensando di avvalerci di una nuova figura professionale, un consulente a cui sottoporre pazienti particolarmente a rischio per le malattie cardio-vascolari e, sempre al proposito, intendiamo estendere l’uso dell’ecografo, abbinandogli la tecnica color-doppler per lo studio della patologia vascolare, stiamo già organizzando un nuovo corso di aggiornamento per medici, naturalmente accreditato presso il Ministero della Salute, questa volta sul tema del diabete, ed altro ancora.

Ma dicevo che sembra giunto il momento di tirare le somme: quanto ci è costato tutto questo? Quanto ci è costato in termini di denaro, di tempo, di impegno, di difficoltà da superare? E quanto ci abbiamo guadagnato, al di là di quelle che possono essere le soddisfazioni personali? Ben sappiamo che le gratificazioni umane sono impagabili, ma se volessimo fare un po’ di conti?
Mi piace pensare che la nostra Medicina di Gruppo sia cresciuta nella considerazione della gente: penso con una puntina di orgoglio che, in questo tempo trascorso, gli Studi Medici Associati sono diventati un punto di aggregazione per colleghi e collaboratori che tre anni fa non conoscevamo nemmeno, ho appreso con gioia che due colleghe che hanno frequentato per un certo tempo la nostra sede, hanno adesso imbroccato la strada che le porterà a realizzare un loro sogno, l’una a Brescia, l’altra a Bologna, ma ci sono ancora molte cose da puntualizzare, prima di tutto il nostro rapporto con l’Azienda USL, e poi con la Cooperativa dei Medici di Medicina Generale di Piacenza.

Da parte nostra, nei limiti del possibile ovviamente, abbiamo sempre abbracciato le iniziative aziendali, cercando di collaborare fin dal principio: in fondo ci sentiamo di essere l’altra mano dell’Azienda USL, quelli cioè che gestiscono la sanità sul territorio, a diretto contatto con gli ammalati. E se non ci impegnassimo nel miglioramento dell’assistenza sanitaria, che medici saremmo? In questo senso abbiamo interpretato le piccole trasformazioni che la Regione ha progressivamente introdotto: il Progetto SOLE, i Nuclei di Cure Primarie, la Continuità Assistenziale, e via dicendo. Purtroppo la disponibilità da noi offerta ha ottenuto scarso riconoscimento da parte di chi detiene le leve del potere! A volte ci siamo sentiti abbandonati, non sostenuti da chi, mosso forse più da motivazioni politiche che cliniche, aveva dato l’avvio ad iniziative che noi poi dovevamo realizzare. A volte ci siamo visti imporre le prese di posizione dell’ultimo arrivato nella “stanza dei bottoni” assolutamente irrispettose di chi, umilmente ma quotidianamente, offre ormai da anni, il suo contributo perché l’assistenza sanitaria sia una realtà concreta ogni giorno.
Analizzando poi il nostro rapporto con la Cooperativa dei Medici di Medicina Generale di Piacenza, di cui tutti noi siamo soci, abbiamo drammaticamente scoperto che l’appoggio inizialmente offertoci dal suo Presidente, si è di fatto tradotto nella sudditanza obbligata degli Studi Medici Associati dalla Cooperativa stessa! Non avendo noi mai formato una società, una associazione, un ente che avesse riconoscimento giuridico, inizialmente ci veniva comodo che la Cooperativa assumesse a nome nostro i contratti, assumesse i nostri dipendenti, facesse fronte alla nostre fatture, naturalmente previo rimborso da parte nostra. Ma oggi abbiamo scoperto che così facendo, tutto il nostro ambiente risulta di fatto proprietà della Cooperativa. Ci ritroviamo ad aver pagato di tasca nostra le attrezzature, gli arredi, il personale, le sedi, solo per trasferirle alla Cooperativa! A conti fatti, risulta proprio un bel guadagno!

Che dire dunque della esperienza di gruppo? Forse che, come a tutti ben noto, ogni medaglia ha un suo rovescio? Forse che ci siamo ingenuamente fatti ammaliare da un miraggio? Qualche volta rivado con il pensiero ad un recente passato, quando mi gestivo solitariamente il mio lavoro: per certi aspetti non rimpiango la scelta fatta, ma certamente allora le preoccupazioni e le difficoltà erano molto meno! Chiaramente la presenza delle nostre collaboratrici, Clara – sicuramente l’acquisto migliore che abbia fatto la nostra Medicina di Gruppo – Laura ed Elena, che ci aiutano nel lavoro, va considerata un miglioramento qualitativo, possibile solamente lavorando insieme, ma è sufficiente per un bilancio positivo? O forse sono io che mi aspettavo troppo?